30 Dic 11

Contrasto riepiloga in una lunga pasquinata in versi i contenuti della manovra di Monti, le richieste di sacrifici a lavoratori e pensionati e il teatrino di una politica gattopardesca che manda avanti il “tecnico” a fare il lavoro sporco, per poter poi presentarsi alle elezioni con la faccia pulita.

LA STRAGE DEGLI INNOCENTI

Le lagrime? Col sangue son versate,
ma certo non dal VIP, non dal riccone,
in quanto che qua vengono tassate
solo, si sa, tante brave persone,
i pensionati, i lavoratori,
non certo caste, cricche, lorsignori.

Dopo l’aver l’Italia malridotta
dicendo sempre che “TUTTO VA BENE”,
certi ben noti gnomi di ricotta
or si fanno tremare polsi, vene,
e per cercare di quadrar i conti
fan governare superMario Monti.

Governare? Si sente quel Caimano
che dice d’aver bene governato
e cova la speranza d’un insano
ritorno d’un eterno sultanato:
“Che Mario faccia sol pagar la gente,
e per il resto, non combini niente!”

E schiera Scilipoti con il lutto,
La Russa con lo sguardo truculento,
Gasparri che non sa nulla di tutto,
Cicchitto con lo strillo del momento,
per dire: “No! Noi siam coi farmacisti,
li proteggiamo sempre, coi tassisti.”

“Vogliamo le frequenze regalate,
esentare dall’ICI chi tu sai,
fare le favorite deputate,
fabbricar mille Lodi-para-guai
per dar a Silvio sempre nuovo slancio…
E sai chi se ne frega, del bilancio!?”

“E se vuole far cassa, sprema bene
coloro che già sono tartassati,
così da far pensar che se riviene
il governo dei tanti nominati
miglioreranno molte condizioni…
Così, vinciamo certo l’elezioni.”

Cominciano così grandi manovre
di gattopardi da generazioni,
tentacolari come vere piovre
per arrivare presto all’elezioni
e rivediamo tosto che di fretta
Casini fa l’inciucio con i Letta:

Bertone, non potendo contrastare
l’indignazion della Chiesa di base
contro l’apologia del malaffare
ora promuove quella nuova fase
d’un Partito cattolico, che torni
al vecchio gioco dei 3 – 4 forni.

D’Alema, litigando con Veltroni
ma con lui contro nuovi pretendenti
cerca quattrini per le Fondazioni
e non sente la base, coi lamenti
di chi non vuole fare più l’allocco
e neppure sembrar un servo sciocco.

In questo panorama desolante,
si ritrova sperduto l’elettore:
dopo l’averne viste certo tante,
ora non può campare col terrore
di ritrovarsi solo, bastonato,
e fatto pur contento e coglionato.


Categoria: Italiane in versi

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