13 Nov 11

Affidiamo agli ottimi versi di “Uno che nun ce sta” il commento della caduta di Berlusconi: una lunga pasquinata che riassume sia gli ultimi giorni di governo, sia l’intera “filosofia” di vita e di potere con le quali ha comandato il Paese per 17 anni.

DOPO LA CADUTA

Nel cadere dallo scranno
dopo le vane minacce,
quello gnomo del malanno
dalle tante, false facce,
or vorrebbe di gran fretta
l’Angelino con il Letta.

Così – sempre nella bella
tradizion di nominare
e di far da porta-jella
nel governo del malfare –
B. non sembra ben capire
quando deve scomparire.

“MI son sempre destinato
all’azione di comando,
dalle donne ricercato
perché so menar il brando,
compro tutto, tutte, tutti,
specie se son farabutti.”

Ma comprare sul mercato
delle vacche da macello,
alla fine l’ha portato
a cantare lo stornello,
Apicella suonatore,
d’un completo disonore.

Nel giocare con tre carte
nelle piazze, sugli schermi,
coltivando sempre l’arte
di fregar solo l’inermi,
alla fine s’è trovato
quasi solo, disperato.

La teoria del superuomo
più nel mondo non funziona
e così, sotto quel Duomo
può tornar: Roma ladrona
lui la fece, con il Bossi,
contro li “giudici rossi.”

Vuoi veder che pur lombardo
vuol il Ponte sullo Stretto
perché sia senza ritardo
completato quel progetto
che produce -buona cosa-
un’eterna pax mafiosa ?
“Sol così, la sicurezza,
-dice-vien assicurata,
primavera di bellezza
d’un idea che,riesumata.
farà tutti forti,belli.
come vuole Licio Gelli.”


Categoria: Italiane in versi

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