4 Mar 10

La pasquinata di oggi, affissa alcuni giorni fa, è una vera poesia in dialetto romanesco, sospesa tra riflessone sulle evoluzioni della tecnologia e immancabile affondo nei confronti delle alte sfere della politica.

Ce la regala un anonimo. Godiamocela nella sua interezza dopo il Continua.

LA FOTO DER PENZIÈRE


Dice che mo’ er penzière se po’ vede,

per fatto che ‘na cosa ciarifrette

quer che de drento lì je se trasmette;

sì che da mo’, fratello, e ciai da crede,

‘n se po’ penza’ ‘gni sempre manco un ette


ar sesso, o a ‘n’antre cose, in mala fede,

che ‘n poi anisconne più quer che succede,

‘ramai er penzière sta fra du manette.


L’avessimo saputo da diecianni

pe’ SIRVIO, quer ladrone der Palazzo,

era fenito er tempo de l’inganni;

a sape’ prima tutto quer su andazzo

avrebbe già pagato li su danni,

sfrommannoje er grugnone e puro… er cazzo.


Categoria: Romanesche in versi

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