12 Mar 10

A pochi giorni dal termine del restauro della statua, proponiamo una pasquinata comparsa sulla statua alcune settimane fa, prima della fine dei lavori e dello “spacchettamento” del busto.

Questa pasquinata, in versi italiani, ripercorre davvero la storia della statua e la sua fortuna durante le varie epoche, dalla Roma imperiale a quella papalina fino all’era di Internet. La conclusione amara di questa poesia è dedicata – come da titolo – ai restauri della statua e al ruolo più marginale che in una società globalizzata la satira del Pasquino può svolgere. Speriamo che questo blog aiuti a smentire proprio questi versi e a ricollocare “in alto” la nostra statua parlante.

A PASQUINO IMPACCHETTATO

Caro Pasquino, quanto mi ha fatto male

il vederti l’antivigilia di Natale,

accartocciato come pacco postale,

da spedire in un luogo non si sa quale.

E ho pensato alla Roma imperiale

quando posando con piglio marziale,

miravi il via vai generale

dal podio tuo monumentale.

Poi alla Roma papale

quella del potere temporale,

ove con l’acuto strale

della satira e del riso gioviale,

pungevi il Santo Padre, il cardinale,

il cortigiano, il banchiere venale,

il pidocchio rifatto, il principe reale

e il vario personale,

dell’umana compagnia teatrale.

Poi è arrivata l’era globale,

di internet, del mondo virtuale,

lo scherzo mordace più a nessuno cale

e tu vivi fra l’indifferenza generale.

O Roma beata, dal ciel miracolata,

con un Alemanno al soglio, uno al Comune,

di certo aumenteran le tue fortune.

Corre a te il Moro, corre il Cinese,

corre il Rumeno, corre l’Albanese,

corre il Ghirghisio, corre l’Inglese,

ma parte Pasquino, spedito a quel paese.


Categoria: Italiane in versi

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